I 7 dolci siciliani più amati di sempre.

Cannoli , cassate, ma anche granite, torrone e tanto altro…  la pasticceria siciliana è una delle più amate al mondo. Ecco quali sono i 7 dolci più amati di sempre.

 

L’elenco dei dolci della tradizione siciliana è veramente vasto .. oggi andremo a conoscere i 7 più amati e conosciuti nel mondo.

Venite con me!  Ma fate attenzione!!

La Sicilia è il paese per ogni goloso, non c’è paesino, nemmeno il più piccolo, in cui non vi sia una pasticceria in cui valga la pena fermarsi.

 

 

1)La cassata

Ben prima che si affermasse nel mondo il cake design, in Sicilia c’era la cassata, con i suoi decori barocchi e la sua dolcissima armonia di pan di Spagna, crema di ricotta e marzapane. Un trionfo di gusto che ne ha fatto una delle torte più famose nel mondo. Ed è solo una delle specialità della ricchissima pasticceria siciliana. La sua derivazione in realtà è di origine araba: il suo nome deriva dal vocabolo arabo “Quas’at“, che significa scodella grande e tonda, e la ricchezza dei suoi ingredienti rispecchia le caratteristiche della cucina saracena, che ama armonizzare sapori contrastanti, come il Pan di Spagna ripieno di ricotta impastata con zucchero e pezzetti di cioccolato. Apparentemente semplice da realizzare, la preparazione della cassata alla siciliana richiede invece molta abilita’, soprattutto per creare le elaborate decorazioni di cui è largamente provvista. Il segreto per la perfetta riuscita della Cassata è utilizzare ingredienti di prima qualità : ricotta di pecora per il ripieno, canditi morbidi di pasticceria, meglio se artigianali!  

  Non so voi ma mi è venuta l’acquolina in bocca.

 

2) Il torrone

Il torrone siciliano è una croccante prelibatezza tipica del periodo natalizio, un dolce tradizionale a base di zucchero e frutta secca, mandorle, nocciole e a volte anche pistacchi, ovviamente quelli di Bronte, i più pregiati.

in Sicilia arrivò con gli arabi, che cominciarono a diffonderlo prima in Spagna, poi nel Mediterraneo e in seguito in Sicilia a partire dal XI secolo. Fu qui che, al fianco del torrone classico nacque un torrone artigianale molto simile, ovvero la Cubbaita (chiamata anche giuggiulena  in alcune zone della Sicilia). Alla Cubbaita furono dedicati diversi elogi da parte degli scrittori siciliani: da Verga, in un passo dei Malavoglia, ad Andrea Camilleri, che ne apprezzò il gusto fin da bambino, ricordando che la nonna la conservasse dentro al cassetto a pezzettini, per poterli gustare prima di andare a dormire.

Camilleri, a proposito della sua croccantezza, diceva: ”a fatica riesci coi denti a staccarne un pezzetto e non lo devi aggredire subito, lo devi lasciare ammorbidirsi un pochino tra lingua e palato, devi quasi persuaderlo con amorevolezza ad es­sere mangiato”.

 

3) Il cioccolato di Modica

Prima un pò di storia del cacao e del cioccolato!!

La pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche, si presume che fosse presente più di 6.000 anni fa nel Rio delle Amazzoni. I primi agricoltori che cominciarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C. Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucàtan, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cacao, e insieme a questo del cioccolato.

 

La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya, Hunahpu. Un’altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella ragazza.

Tornando alla storia, successivamente ai Maya anche gli aztechi cominciarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata; associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità. Con valore mistico e religioso, il cacao veniva consumato dall’élite durante le cerimonie importanti , offerto insieme con l’incenso come sacrificio alle divinità e a volte mischiato al sangue degli stessi sacerdoti. A conferma di ciò, sono stati trovati diversi esempi di raffigurazione della pianta del cacao su alcuni vasi e codici miniati Maya.

Scultura azteca di un uomo con in mano un frutto di cacao.

Oltre a un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, spesso aromatizzata con vaniglia ,peperoncino o pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l’aggiunta di acqua e eventuali altri componenti addensanti o nutrienti, come farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais e il miele. La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall’alto da un recipiente a un altro.

Il cioccolato non si distingue solo in tipologie, ma anche in categorie.

Le categorie principali sono due, ovvero fondente e speciale.

  • Fondente: definibile tale perché non ha addizioni alla formula base, ovvero pasta di cacao, zucchero e burro di cacao;

  • Speciale: definibile tale perché contiene addizioni. Le tipologie che rientrano in questa categorie sono tutti i cioccolati non fondenti, e i cioccolati fondenti che hanno aggiunte, anche fosse del sale in superficie, o una sola spezia

Cioccolato fondente

Spieghiamo brevemente ogni tipologia di cioccolati appartenenti alle due categorie appena descritte. Cominciamo da quello fondente, che può essere solo extra, e di copertura.

Se cercate qualche spunto per usare il cioccolato, ecco queste varianti di torta al cioccolato.

Fondente extra o extra bitter

Il cioccolato fondente extra deve rispettare determinate caratteristiche, laddove, nel cioccolato fondente classico, la percentuale minima di cacao deve corrispondere al 43%, composta da minimo il 26% di burro di cacao e massimo il 57% di zucchero. Nell’extra, invece:

  • il cacao deve corrispondere minimo al 45% e fino al 90%, infatti ha un sapore davvero molto amaro inizialmente

Cioccolato di copertura

Il cioccolato di copertura è perfetto per la pasticceria, in preparazioni come decorazioni e ganache (montata ma soprattutto morbida); è composto da cacao al 31%, di cui il 16% di massa di cacao.

Cioccolato speciale…

 

Cioccolato plastico

Il cioccolato plastico è un’alternativa alla pasta di zucchero, e non è altro che cioccolato modellabile (da qui, “plastico”. Lo si ottiene sciogliendo 2 parti di cioccolato fondente fino alla temperatura di 40°C, per unirlo a 1 parte di glucosio; si mescola, lo si stende a raffreddare e poi lo si modella con le mani ben cosparse di zucchero a velo fino a ottenere un impasto malleabile.

Cioccolato al latte

Il cioccolato al latte, altrettanto amato, è composto da percentuali diverse: non meno del 14% di sostanze derivate dal latte oltre alla pasta di cacao, al burro di cacao, allo zucchero e al latte puro. Questo può sostituire facilmente il cioccolato fondente in molti dolci, con l’unica accortezza di ridurre a piacimento la dose di zucchero prevista. Prova la torta al cioccolato, usando quello al latte!

Cioccolato bianco

Il cioccolato bianco è una preparazione del tutto diversa rispetto agli altri cioccolati, talmente diversa da non essere nemmeno considerato tale da molti. Cos’ha di tanto diverso? Non contiene massa di cacao. Qui la nostra cheesecake al cioccolato bianco.

Cioccolato gianduia

Il cioccolato gianduia è un fiore all’occhiello tutto italiano, ed è composto da una percentuale tra il 20 e il 40% di nocciole: per essere gianduia, tuttavia, le nocciole non devono sentirsi sotto i denti ma far parte di un cioccolato cremoso e scioglievole. Che ne dite di provare a fare la torta gianduia?

Cioccolato Crudo

Lo si confonde spesso con il cioccolato di Modica, ma la sostanziale differenza è che il cioccolato crudo viene lavorato a freddo, ovvero non oltre i 40°, in tutte le fasi di produzione. Inoltre, il cacao non è tostato, motivo per cui si presenta piuttosto opacizzato in superficie.

Mi-doux

Il cioccolato Mi-doux è un cioccolato particolare definibile connubio perfetto tra fondente e al latte. Il suo sapore è molto aromatico e regala note di caffè e liquirizia.

Cioccolato Surfin

Il cioccolato Surfin è molto simile al Mi-doux in quanto a composizione, ma l’aromatictà è più peculiare e ricorda il tabacco.

Cioccolato Ruby

Il cioccolato Ruby ha fatto molto parlare di sé negli ultimi anni: si tratta di una nuova tipologia di cioccolato tutto rosa, che non ha aggiunte di frutta o coloranti, bé aromi particolari.

e poi c’è Lui l’unico e inimitabile ….. Cioccolato di Modica

Il cioccolato di Modica fa parte dei cioccolati speciali perché è un prodotto molto particolare e realizzato con un particolare procedimento. Innanzitutto è un prodotto esclusivo della città di Modica, in Sicilia, e si tratta poi di un cioccolato poco cremoso ma anzi più simile a cacao e zucchero compattati. Lo zucchero, inoltre, è lavorato poco in modo che i cristalli si sentano molto bene assaggiando questo cioccolato. Come si ottiene un cioccolato così? Lavorandolo entro i 40°C.

 

4) La pignolata

 

La pignolata, conosciuta anche come pignolata glassata, è un dolce tipico siciliano. La specialità dolciaria è inclusa nella lista siciliana dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con la denominazione di pignolata di Messina . La pignolata glassata è una montagnetta di gnocchetti fritti consistenti all’esterno ma dal cuore abbastanza friabile che viene cosparsa per metà con una glassa al cioccolato e per l’altra metà con una glassa al limone. Risalente al periodo della dominazione spagnola in Sicilia, quando per volontà dell’aristocrazia straniera i pasticceri messinesi rielaborarono l’antica pignolata, Questo dolce è diffuso nell’intero territorio messinese e a Reggio Calabria. Un tempo la pignolata glassata rientrava fra i tanti dolci che si preparavano esclusivamente a Carnevale, ma oggi chiude sempre più spesso ogni banchetto festivo dei messinesi ed è venduto dalle pasticcerie locali durante tutto l’anno. La pignolata nasce nel periodo della dominazione spagnola, quando su commissione di famiglie nobili si rielaborò la precedente ricetta “povera” sostituendo la copertura con una dolcissima glassa aromatizzata al limone e al cacao. Oggi la pignolata, che nel corso dei secoli si è diffusa in tutta l’area dello Stretto, è il dolce tipico più apprezzato della zona assieme alla Granita Messinese e vi è prodotto in grandi quantità per l’esportazione in Italia ed all’estero. Quando visiterete Messina tappa obbligatoria!

5) Granita con ‘’brioscia’’

 

Da buon Siciliano ho il piacere e la fortuna di poter mangiare granite tutto l’anno … detto questo (non per farvi arrabbiare) ma solo per farvi capire quanto la granita è dentro il nostro DNA.

Arrivata sull’isola grazie alla dominazione araba, la granita è diventata nel corso dei secoli un vero e proprio simbolo per la Sicilia. Oltre che un rito insostituibile, soprattutto d’estate

Guai a definirla semplicemente una granita. Per i siciliani si tratta, tutt’oggi, di un vero e proprio rito, un momento di relazioni sociali. Un po’ come il caffè per tantissima gente.

La tradizione della granita siciliana affonda le sue radici nella dominazione araba, poi evoluta, soprattutto nel versante orientale dell’isola, in un raffinato e inimitabile prodotto che via via, lungo la costa, ha acquistato determinate variazioni aromatiche.

La granita siciliana? Buona anche col pane?

Per molti ritenuta la “madre” di tutte le altre granite che si sono diffuse fino all’Italia settentrionale, quella siciliana è certamente diversa e unica. Il suo composto di acqua, zucchero e frutta viene ghiacciato lentamente e mai completamente, mescolando il tutto di continuo, in modo da formare una sorta di pappetta densa e cremosa che rappresenta la caratteristica peculiare della granita siciliana.

Viene preparata al limone, ma anche alle mandorle, alla fragola, al pistacchio o al caffè. E c’è anche chi la mangia persino col pane (o con una bella brioche) soprattutto a colazione o come spuntino pomeridiano pre o post mare!  Ma mai a fine pasto. Almeno secondo la vera tradizione siciliana.

Tante varianti e una sola origine

A seconda della zona ne esistono numerosi varianti. Le più legate al territorio Catanese e apprezzate , sono la granita ai gelsi neri e quella alla mandorla.

Ma si possono trovare anche la granita al fico d’India, la granita di gelsomino, la granita di cioccolato, la granita di pesca, di mandarino o di ananas.

Il trucco per preparare una buona granita siciliana resta comunque per tutti quello di munirsi di una frusta da cucina e di un contenitore alto e stretto in acciaio e di girare in continuazione il composto con movimenti rapidi e circolari.

E volendone ripercorrere la storia, come detto, bisogna tornare indietro nel tempo alla dominazione araba. In quel periodo esisteva una bevanda chiamata sherbet, succo di frutta aromatizzato con acqua di rose e poi ghiacciato. Difficile non immaginare si tratti di un lontano parente.

Il ghiaccio siciliano

Tradizionalmente la granita siciliana si preparava usando la neve raccolta sull’Etna o sugli altri monti siciliani (Nebrodi, Peloritani o Iblei), stivandola poi in apposite “niviere” in pietra dentro grotte naturali per mantenere una temperatura fresca. La neve, così conservata, si trasformava (stiamo parlando di una prassi cominciata nel Medioevo) in ghiaccio e durante l’estate si andava a raccoglierla grattandola via dalla superficie delle lastre di ghiaccio formatesi e aggiungendo sale in modo da mantenere bassa la temperatura. Si creava quindi un pozzetto con neve e sale e all’interno si poneva un contenitore di acciaio dove si preparava la granita facendolo girare in continuazione.

Granita, storia infinita

Un altro nome della granita, arrivato persino in Campania, è rattata, ovvero cioè “grattata”, da cui deriva anche il termine “grattachecca” romano o il “grattamariano” di alcune zone della Puglia. Dopo la dominazione araba, tornando comunque alla storia della granita, celebrata ogni anno in diversi festival e sagre in tutta la regione, con la più nota ambientata ad Acireale, bisogna correre al periodo in cui tra i nobili delle famiglie patrizie, con l’avvento delle temperature estive, era consuetudine comprare la neve dell’Etna raccolta d’inverno dal “nevarolu” e farla conservare in apposite “case neviere” in vista della stagione estiva. Queste neviere private, ad uso domestico, si trovavano in anfratti naturali e in luoghi particolarmente freschi, così da riparare la neve dal caldo e conservarla più a lungo, da utilizzare poi nella preparazione di sorbetti e gelati da degustare nei momenti di calura, versandovi sopra spremute di limone o sciroppi di frutta o di fiori. 

La nascita del “pozzetto”

Durante il XVI secolo, poi, si apportò un notevole miglioramento alla ricetta dello “sherbet”, scoprendo di poter usare la neve, mista a sale marino, come espediente per refrigerare. La neve raccolta passò così da ingrediente a refrigerante. È in questo periodo, allora, che nasce il “pozzetto”, un tino di legno con all’interno un secchiello di zinco, che poteva essere girato con una manovella. L’intercapedine veniva riempita con il mix di sale e neve chiuso da un sacco di juta arrotolato e pressato. La miscela, così, congelava il contenuto del pozzetto e il movimento rotatorio di alcune palette all’interno ne impediva la formazione di cristalli di ghiaccio troppo grossi.

Granita moderna

Solo nel XX secolo la neve è sostituita con l’acqua ed il miele con lo zucchero, mentre il pozzetto manuale grazie alla tecnologia del freddo (mantecatore), è stato sostituito dalla gelatiera, consentendo comunque di mantenere l’inconfondibile impasto cremoso, privo di aria e ricco di sapore che, grazie alle sue peculiari caratteristiche, è conosciuto in tutto il mondo come granita siciliana, appunto.

Le più amate

La città della granita al caffè per eccellenza è certamente Messina,

mentre a Catania le più diffuse sono quelle alle mandorle, la minnulata su cui si versa un goccio di caffè caldo e quella al cioccolato, preparata in realtà con il cacao amaro.

Molto apprezzate dai siciliani (ma non solo) anche le granite al pistacchio di Bronte, ai gelsi neri, alla pesca, alla fragola, al mandarino e all’ananas. Insomma si possono trovare tantissimi gusti di granita…. scegliete quella che più vi piace!

Sai che vi dico : ”vado al bar a prenderne una cioccolato e panna con 1 brioscia”…  nel frattempo vi penserò!

      mhhh…

 

6) Pasta di mandorle

 

La pasta di mandorle, o pasta reale, è una tipica preparazione siciliana dove le mandorle sono un prodotto tipico del territorio. La pasta di mandorle è un ingrediente base della pasticceria che serve per preparare tantissimi tipi di dolci, come le paste di mandorle, crostate deliziose oppure potete divertirvi e creare dei deliziosi pasticcini decorandoli con granella di pistacchi o di mandorle stesse. Insomma una di quelle ricette che tornano utili in diverse occasioni in cucina.

La pasta reale oltre ad essere considerato un dolce a se stante, è la base per tantissimi altri dolci siciliani;
con essa di prepara la frutta martorana, le pecorelle pasquali, le olivette di Sant’Agata (Tipico dolce catanese dedicato alla patrona della città) ed è pure la base per l’involucro della Cassata Siciliana.

Le origini di questo dolce sono molto lontane, infatti pare sia nato alla fine del 1100 nel convento palermitano della Martorana, Il nome “reale” attribuito alla pasta dolciaria si può ricondurre al fatto che essa fosse “degna di un re” per la bontà e le caratteristiche del dolce.

Comode da portare a casa come souvenir di questa meravigliosa terra.

 

7) Cannoli !!

 

E’ facile dire cannoli … ma sappiatelo il cannolo è un arte, e col cannolo non si scherza!

 

Il cannolo siciliano è un dolce tradizionale che risale alla dominazione araba, ma conosciuto già in età romana, ne viene infatti attribuita a Cicerone una definizione.
 
Un dolce fritto riservato originariamente al Carnevale, che da un monastero di Caltanissetta si diffuse in tutta la regione e con l’emigrazione dei siciliani venne apprezzato nel mondo.
 
Il nome del dolce evoca le sezioni di canna di fiume attorno alle quali le cialde venivano arrotolate, prima dell’introduzione dei cannelli metallici.

La scorza del cannolo, come tradizione comanda, viene realizzata un impasto a base di farina, strutto, aceto di vino, marsala e una piccola percentuale di cacao. Una volta riposato in frigo, va stesa una sfoglia molto sottile, tagliata in quadrati che vanno poi arrotolati nei cilindri di alluminio e infine fritti! Solo quando le scorze sono fredde, possono essere riempite con la classica crema di ricotta e decorati con la frutta secca (nocciole pistacchio),ciò che più vi piace ,Il risultato conquisterà tutti: dei Cannoli siciliani perfetti : scorza croccante, leggera e piena di bolle e un ripieno cremoso e vellutato di ricotta che si scioglie letteralmente in bocca!

Perfetti come dessert per tutte le occasioni, da una domenica in famiglia, per arricchire un buffet di dolci, per le feste di compleanno, oppure ricorrenze speciali come carnevale, natale, party tra amici!

Ma diciamo tutta la verità che ogni occasione è buona per mangiare un meraviglioso cannolo.

Le conclusioni:

La verità è che

* in sicilia nzoccu manciati manciati va ricriati !! 

*( in Sicilia qualsiasi cosa mangiate resterete più che soddisfatti !!)

 

ultima modifica: 2020-01-17T14:03:17+00:00 da eatsicily

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